Nella mia Bee-blioteca: La gara delle coccinelle

Venerdì 29 aprile
Ore 15.00: Accendo il pc e faccio un giro in Facebook… Dopo cinque minuti balzo dalla sedia, mi precipito in camera di mia figlia: ” Matilde hai voglia di venire in Fiera come me? ”
Ore 15.45: Entriamo, armate di mail di registrazione a Fiera MilanoCity.
Ho conosciuto ” Fà la cosa giusta!” nel 2019 e mi ero ripromessa di tornarci tutti gli anni. E’ arrivato il COVID e addio propositi.
E quest’anno me ne stavo dimenticando!!!!

Immerse nella colorata bagarre degli stand dedicati a salute, benessere, sostenibilità ecc… il mio sguardo cerca avido l’area espositiva di Terre di Mezzo Editore e per me non c’è più storia.
Mia figlia mi segue … un po’ rassegnata a sorbirsi una mamma che sembra una bimba in un negozio di giocattoli.
Tra i libri per bambini e gli albi illustrati vado alla ricerca di un Silent Book di cui mi avevano parlato qualche giorno prima.
Lo trovo!!!!

Ma che meraviglia!
Ma quante emozioni possono suscitare delle immagini senza testo?

Questo Silent Book narra la storia di una gara e di un traguardo da raggiungere… magari in solitaria all’inizio.
Ma poi … la piccola coccinella si guarda indietro e tutto cambia.
Raggiungere il traguardo da soli non sembra così importante se qualcun’altro è in difficoltà… molto meglio raggiungerlo insieme.

Ammirate la bellezza di queste illustrazioni!
Tantissime coccinelle… grandi… piccole… non c’è una coccinella uguale all’altra!
E la fantastica sensazione di movimento che si crea quando le coccinelle delle prime file aprono le piccole ali per prendere il volo e dirigersi verso il traguardo?

Questo libro è davvero un piccolo capolavoro in termini di illustrazioni e anche in termini di testo/non testo (non so se esiste quest’espressione … ma a me piace!).
Assolutamente da avere!
Ora vi lascio con un video-racconto …

Ditemi poi nei commenti che cosa ne pensate!
Ciaooooo!!!!

Nella mia Bee-blioteca: Fiabe indiane

Quanto fascino e meraviglia nello studio della letteratura indiana!
E non parlo solo dei testi sacri (suggerisco la lettura de Le letterature dell’India di Stefano Piano) ma anche dei racconti popolari, fiabe, racconti, aneddoti, aforismi, canzoni e altre forme di narrazione popolare.
Il padre dello studio del folklore indiano è A.K. Ramanujan ( 1929-1993) che per oltre vent’anni si dedicò alla raccolta e alla traduzione di un vasto corpus di fiabe popolari.

“Questa antologia raccoglie materiale proveniente da fonti molto diverse, ma impagabile è il nostro debito nei confronti dell’opera di questo studioso. Le sue opere rimangono pietre miliari per chiunque desideri approfondire la conoscenza di questo affascinante campo: la sua ironia e la sua attenzione ai dettagli rendono le sue versioni inglesi di fiabe e racconti indiani particolarmente vivaci e brillanti, così chi li legge può godere di queste storie come se le sentisse raccontate dalla sua voce.”

Le storie presenti in questo libro sono divise in tre categorie:
1. Storie di uomini e donne: sono molto interessanti. Raccontano di riti di iniziazione maschile e femminile, di rapporti tra persone di ceti diversi e la problematica convivenza, storie di mogli e concubine, di persone riunite nella stessa famiglia di tipo patriarcale.
2. Storie di esseri non umani: la cosa interessante di questa categoria di racconti è che gli dei, le fate, i demoni descritti presentano le stesse caratteristiche degli esseri umani a differenza di quelli descritti nella mitologia hindu ufficiale in cui sono decisamente altro rispetto alla condizione umana.
3. Storie di animali: Sono storie didascaliche, nelle quali l’animale più debole vince l’animale più forte grazie all’ingegno e all’astuzia. Sono fiabe in cui si è invitati a riflettere sulla qualità e le risorse dei personaggi.
Le storie di quest’ultima categoria sono le mie preferite perchè trasmettono messaggi su cui i bambini possono riflettere e danno lo spunto per attività motorie. Infatti le posizioni yoga e le andature degli animali sono amatissime dai bambini.

Ecco un esempio:
L’AMICIZIA

C’era una volta un cane. Ormai era vecchio e il suo padrone, un lavandaio, non gli dava più nemmeno da mangiare. Per questo era molto infelice.
Un giorno incontrò una tigre. I due cominciarono a chiacchierare e fecero amicizia.
Nel vedere che il cane era triste, nervoso e preoccupato, la tigre gli disse: ” Fratello, tu sei triste e nervoso. Che cosa c’è? Dimmi se posso aiutarti a risolvere i tuoi problemi!”
All’udire le parole ricolme di amicizia della tigre il cane non riuscì a trattenersi. Dagli occhi cominciarono a sgorgargli delle lacrime e piangendo raccontò la sua storia.
La tigre ascoltandolo, si commosse. I veri amici sono quelli che rimangono e aiutano nel momento del bisogno. La tigre cercò di trovare un modo per aiutare l’amico. Dopo qualche attimo di riflessione, le balenò in mente la soluzione del problema e gli occhi cominciarono a brillare per la gioia. Festosamente disse all’amico: “Ho trovato il modo per risolvere il tuo problema. D’ora in avanti il lavandaio ti darà da mangiare a sazietà!”
” Ma come?” chiese con sorpresa il cane.
” Domani, quando il lavandaio andrà a lavare i panni sulla riva del fiume porterà con sè come ogni giorno il suo bimbo e ti lascerà a guardia del piccolo mentre lui lavora. Allora giungerò io.
Quando mi vedrai inizierai ad abbaiare forte. Io prenderò il bimbo e lo porterò via”.
“No!” intervenne il cane, ” se prenderai il bambino il mio padrone sarà molto infelice!”
“Ascolta il piano fino in fondo” lo rassicurò la tigre ” e poi decidi… Quando tu abbaierai il lavandaio guarderà verso di te. Vedendo che ho preso il bambino mi correrà dietro. Allora correrai a prendermi e comincerai a lottare con me. Io lascerò il bambino dietro quella vecchia grossa giara. Tu andrai là e resterai vicino a lui”.
” E poi cosa succederà” chiese il cane.
” Il lavandaio e sua moglie ritroveranno il figlio grazie a te e così saranno molto contenti. Non penseranno più che sei vecchio e inutile e ammireranno il tuo coraggio e la tua forza. Per la gioia di aver ritrovato il loro bambino ti daranno da mangiare a sazietà. Tu non sarai più in disgrazia e sarai felice come me!”
il cane pensò che il piano della tigre fosse plausibile e decise di accettarlo. Quella sera tornò a casa e la tigre tornò nella foresta.
Il giorno dopo, di buon mattino, la tigre andò al fiume e si mise ad aspettare il lavandaio. Questi arrivò con il figlioletto, stese una coperta all’ombra di un albero e lo mise a dormire, lasciando il cane a guardia. Poi se ne andò al fiume a lavare i panni.
Dopo un po’ la tigre sbucò fuori dagli alberi, prese il bimbo e scappò. Il cane si mise ad abbaiare e il lavandaio sentendolo, cominciò a correre. Vide il cane che inseguiva, abbaiando, una tigre che aveva catturato il suo bambino. Afferrò un bastone e corse verso di loro. Ma poi vide il cane che lottava con la tigre. Quando sopraggiunse il lavandaio la tigre lasciò il bambino e scappò via.
L’uomo prese in braccio il piccolo e lo accarezzò ed ebbe mille parole di affetto anche nei confronti del cane e gli accarezzò la schiena.
Da molto tempo quelle manifestazioni mancavano al povero cane! Dentrò di sè ringrazio la tigre che lo aveva aiutato a cambiare il suo destino.
Dopo quell’evento il lavandaio e la lavandaia ricominciarono a trattare il cane come prima e l’amicizia tra cane e tigre si consolidò.
Qualche tempo dopo il lavandaio organizzò una festa per il matrimonio della figlia più grande e per l’occasione invitò parenti e amici.
Il cane pensò: ” Devo invitare anche la mia amica tigre”.
La tigre accettò l’invito alla festa e si presentò alla casa del lavandaio all’ora convenuta.
Il cane la fece accomodare in un angolo dell casa e le offrì manicaretti prelibati.
La tigre era molto contenta e a mezzanotte disse: ” Fratello! Oggi sono proprio contenta. Voglio cantare una canzone!”
Il cane cerò di dissuaderla ma inutilmente…
La tigre cominciò a cantare ma tutti, sentendo la sua voce, si spaventarono.
Accorsero uomini armati di bastoni e fucili.
La povera tigre era assediata. Ma che si poteva fare? Lei stessa si era tirata la zappa sui piedi!
In quel momento il cane si ricordò che un vero amico si manifesta proprio nel momento del bisogno e deise che in un modo o nell’altro avrebbe salvato la tigre.
Si mise a riflettere e alla fine escogitò un piano.
Si aggrappò con i denti e le unghie alla tigre e le ordinò: ” Scappa via di corsa!”.
In quel momento gli uomini erano pronti a sparare alla tigre ma il lavandaio vide che davanti alla tigre c’era il suo amato cane.
“Fermi!” gridò ” Rischiate di colpire il cane!”.
Il cane disse alla tigre: ” Va! La strada è libera! Ma portami con te altrimenti sarà tutto vano!”.
La tigre fece come l’amico le aveva detto: lo afferrò e scappò via.
Tutti restarono a guardare meravigliati lo spettacolo del cane trascinato dalla tigre.
Giunti in salvo nella foresta, la tigre ringraziò il cane, che replicò: ” Non c’è bisogno di ringraziarmi. Ho fatto solo il mio dovere di amico”.
I due si salutarono con affetto e il cane tornò a casa.
Tutti pensavano che avesse messo in fuga la tigre e e da quel giorno lo trattarono con deferenza, offrendogli i migliori manicaretti. L’amicizia tra il cane e la tigre durò a lungo, perchè entrambi avevano agito da veri amici.

Ed ecco una piccola sequenza di posizioni ispirata alla fiaba:

Ripetiamo i due movimenti e questa volta aggiungiamo un bel ruggito da tigre!

Poi ci riposiamo nella posizione del bambino…

Laviamo i panni…

Ripetiamo i due movimenti e questa volta facciamo il rumore dei panni nell’acqua…

Ora ci concentriamo nella…

E per finire gli amici si ringraziano reciprocamente…

Questo è solo un esempio… le attività legate a questa fiaba possono essere tantissime.
Legate alla musica: danza libera nello spazio ispirate a musiche indiane tradizionali e non. Segnalo a questo proposito la simpatica Priya che insegna danze indiane per bambini.
Legate all’arte: sviscerare insieme ai bambini le emozioni che i personaggi della storia provano e assegnare un colore ad ogni emozione oppure suddividere la storia in sequenze e rappresentarle creando un quadro o uno scatto fotografico.

E a voi quali applicazioni ispira questa storia?
Vi aspettiamo nei commenti!!!

Catia e Bee-atrix

Cosa provo quando lavoro con i bambini?

Sto lavorando ad un sacco di progetti.
Il mini-corso sugli elementi che proporrò a maggio in Polisportiva, Il laboratorio “Yoga e Creatività” per Aipy (di cui ho parlato qui), una giornata dedicata completamente allo Yoga per il 29 maggio sempre in Polisportiva e i laboratori di yoga per l’oratorio estivo. WOW!!!!
Inutile dire che l’energia e il tempo che dedico al mio lavoro ( e alla mia famiglia naturalmente ) è ciò che mi fa stare bene e agisce come antidoto alla pesantezza del momento storico che tutti quanti stiamo vivendo.
Lo yoga è per me uno strumento pacificatore. Ma chi mi conosce sa che l’ altro elemento, importantissimo per la mia vita, è la fede.
Non sono la credente perfetta ma posso affermare con assoluta certezza che senza la fede, la preghiera, la meditazione (che sia cristiana o orientale non ha nessuna importanza) e la pratica dello Yoga io a quest’ora non sarei qui a scrivere …
Proprio perchè sento profondamente la presenza di Dio nella mia vita e questo mi rende serena, da anni sono catechista.

Ciò che mi riempie di gioia è poter trasmettere proprio la serenità che nasce dall’avere Gesù come amico e come maestro.
Quest’anno ho l’onore di essere catechista dei piccoli di seconda elementare.
Ci incontriamo ogni sabato mattina e ogni volta li osservo con stupore e meraviglia.

Qual è il sentimento che nasce in me quando interagisco con loro?

Quando li ascolto…
Quando li vedo muoversi ( e alcuni si muovono proprio tanto!)…
Quando sono fermi a pensare che cosa scrivere o disegnare…
Quando sono impegnati in un lavoro manuale…
Quando hanno vissuto un’esperienza straordinaria e non stanno più nella pelle per raccontartela…
Quando hanno un pensiero che vogliono condividere ma magari sono timidi…
Quando ti guardano con occhi grandi e tristi perchè la vita li ha già segnati in qualche modo…
Quando ad ogni domanda ti rispondono inevitabilmente “NO!” …
…e potrei continuare per ore…

C’è solo una sensazione fortissima che emerge in me… spontanea e sincera: RISPETTO!!!
Rispetto perchè dietro ad ogni bambino c’è una storia (che in alcuni casi non riusciamo nemmeno ad immaginare)…
Rispetto perchè ogni bambino è un dono grande …
Rispetto perchè nello sguardo di un bambino possiamo vedere il mondo senza filtri…
Rispetto perchè i bambini ci insegnano a vivere nel qui e ora… ( avete mai osservato un bambino giocare?)
Rispetto perchè nelle loro mani c’è tutto ciò di cui il mondo ha bisogno…
Rispetto perchè se noi adulti li osserviamo e ascoltiamo bene bene abbiamo tanto da imparare da loro…

Credo profondamente che avere la possibilità di lavorare con i bambini sia una vera e propria fortuna!!!

Insegnare Yoga ai bambini è il più facile dei compiti. Infatti i bambini sono dei guru e noi siamo i discepoli.”
Swami Satyananda Saraswati

«Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».
Mc 10, 14-16

 

Nell’immagine di apertura il risultato di un bellissimo laboratorio a tema Papua Nuova Guinea che abbiamo proposto a tutti i ragazzi della catechesi per la Quaresima di Solidarietà.

“La rete magica” una favola della Papua Nuova Guinea + una sequenza yoga

In queste ultime due settimane sono stata molto impegnata ( ragione per cui il mio piano editoriale ha subito una brusca frenata…).
Come sapete io sono molto attiva nella mia parrocchia come catechista e ho accettato con molto piacere l’invito del Gruppo Parrocchiale di Carità Missionario a raccontare una favola ai ragazzi che frequentano il percorso di Iniziazione Cristiana.
Come vedete nelle immagini ho utilizzato uno strumento che da sempre mi accompagna: il mio adorato Kamishibai!

Si tratta di una favola originaria della Papua Nuova Guinea.
In Papua Nuova Guinea ci sono sacerdoti e suore missionari/e che svolgono una grande opera di solidarietà.
E noi parrocchiani siamo stati coinvolti in questo periodo di Quaresima con diverse iniziative per raccogliere fondi da inviare a questi amici così lontani (senza dimenticarci dei fratelli dell’Ucraina naturalmente).
La favola racconta di due amici che vengono separati ma …

Ok! Vi racconto la favola e ovviamente propongo una sequenza di posizioni yoga che la possono accompagnare. Modella … come sempre… la nostra Bee-atrix!

Baracuma era un pescatore speciale, perché grazie al suo ingegno riuscì a costruire una rete da pesca magica.

Appena la stendeva in acqua i pesci erano attratti verso la rete e facevano a gara per infilarsi il più in fretta possibile tra le sue maglie.

Così, quando la sua barca tornava a terra, le reti erano così gonfie e pesanti che dieci uomini non sarebbero stati capaci di trascinarle fino al villaggio.

Un giorno Wandi, un aborigeno di una tribù amica, gli chiese “Prestami la tua rete, la mia gente sta soffrendo la fame e da tantissimi giorni non pesco nulla.”

“Non posso amico mio, perché il Popolo del Cielo mi farà morire se, al calare del sole, non mi troverà sulla spiaggia con la mia rete.” disse Baracuma.

Ma Wandi insistette fino a che il pescatore cedette e lo accontentò. “Va bene, però riportami la rete magica prima del tramonto, altrimenti guai a me”, si raccomandò Baracuma.

Wandi acconsentì e prese il largo con la sua barca. Gettò in mare la rete magica e pescò un’incredibile quantità di pesci. Fu costretto a fare tanti viaggi per portare tutti i pesci al villaggio, mentre la tribù festeggiava con canti e danze.

Così però Wandi dimenticò la promessa e il tramonto sorprese Baracuma a mani vuote.

Wandi, ricordando all’improvviso la promessa, corse all’impazzata dall’amico, ma era troppo tardi.

Il Popolo del Cielo aveva tolto lo spirito vitale dal corpo di Baracuma.

Per la tristezza Wandi si trasformò in un’aquila e si appollaiò sull’albero più alto del villaggio.

Uno stregone, però, saputo che Baracuma era morto per la sua generosità, usò i suoi poteri perché il suo spirito sopravvivesse racchiuso nel corpo di un topolino.
Anche il Popolo del Cielo fu d’accordo con lo stregone “Baracuma ha vissuto per gli altri, quindi è giusto che per lui si faccia un’eccezione.”
Infatti grazie alla sua generosità e alla sua rete al villaggio di Wandi nessuno ebbe più fame.

E da allora l’aquila vola alta nel cielo alla calda luce del sole, mentre il topo scava gallerie sotterranee e caccia al chiarore della luna.
Ma la loro amicizia durerà per sempre!

Mudra: lo yoga nelle mani dei bambini

Il sottotitolo di questo libro meraviglioso è: “Esprimere le emozioni con i gesti“.
Quante cose possiamo dire con le mani!!!
Possiamo esprimere amore e odio.
Possiamo esprimere consenso e dissenso.
Possiamo accogliere o respingere.
Possiamo creare o distruggere.
Quanta potenza è concentrata nelle nostre mani!

Cosa sono i mudra?
I mudra sono gesti archetipici che appartengono alla memoria ancestrale dell’umanità. Indicazioni posizioni simboliche principalmente delle mani e delle dita ( ma anche del corpo e degli occhi), tecniche di respirazione che permettono controllo e attivazione dell’energia, possono essere eseguiti per scopi terapeutici, devozionali, estetici e artistici.
I mudra sono di grande aiuto nella regolarizzazione del respiro, il cui equilibrio comporta sempre un immediato miglioramento dei disturbi dell’umore; inoltre, uniscono la realtà individuale alle energie cosmiche consentendo di curare malattie dell’anima e del corpo e di varcare soglie mentali profonde per accedere a stati mentali estatici.
La pratica dei mudra è funzionale alla libera circolazione del prana (il soffio vitale), all’apertura dei chakra e al risveglio della Kundalini. Pertanto è parte essenziale dell’insegnamento di molte scuole Yoga, in particolar modo di quelle che si ispirano alla speculazione tantrica”.
Nota: si può utilizzare indifferentemente il maschile, i mudra o il femminile, le mudra.

La parola mudra letteralmente significa “sigillo” che … suggerisce l’idea di conservazione e di controllo, di isolamento e di riservatezza. Sigilliamo un recipiente per impedire che il contenuto fuoriesca e anche per evitare che venga contaminato da qualche agente esterno. Isolamento è inteso non come chiudersi al mondo o alla vita ma come acquisizione di un controllo progressivo sull’attività sensoriale e quindi sulla mente. Anzichè disperdersi, il prana scorre in circuiti protetti e isolati che si accumulano nei centri vitali”

Fatta questa breve introduzione sui/sulle mudra … perchè trasmetterli ai bambini?
Perchè… le mani dei bambini sono aperte al mondo. Curiose si appoggiano ovunque con delicatezza anche quando rompono, lanciano, picchiano; lo fanno con la poesia del vento che scherza con i rami degli alberi, Anche quando sono sporche, sono sporche di vita e di gioco.

Nel testo sono presenti interessantissimi capitoli dedicati al legame tra mudra, danza e musica con la proposta di sequenze e coreografie ( la danza Tandava è meravigliosa).
Per gli insegnanti sarà super utile il capitolo: “Come fare i mudra coi bambini” in cui viene spiegato dove, come, quando proporre i mudra, i tempi di pratica, i benefici, quali mudra scegliere.
E poi fantastica la rassegna dei 71 mudra con l’immagine e la spiegazione.
Onestamente uno dei più completi libri sullo yoga dei bambini che abbia letto e studiato.
Vi lascio con un bellissimo video…