Il puzzle di Bee-atrix

Ecco un’altra idea per inserire un momento creativo in una lezione di yoga per bambini.
Vi serviranno:
– due cartoncini piuttosto robusti della misura 12 x 12 cm
– un quadrato di carta arancione 12 x 12 cm
– l’immagine di Bee-atrix che troverete nella sezione “materiale da scaricare”
– forbici
– Colla stick
– Riga
– Matita

Prendete uno dei due cartoncini e ritagliate una cornice di 2 cm …

Incollate sul cartoncino centrale ricavato ritagliando la cornice l’immagine della nostra Bee-atrix…

Create una griglia di quadrati di 2 cm e iniziate a ritagliare i quadretti cioè i pezzetti del nostro puzzle …

Ora dal quadrato arancione ricavate una cornice di 2 cm e la incollate sulla cornice di cartoncino …

Incollate la cornice completa sull’altro cartoncino di 12 cm e poi inserite i pezzetti del puzzle …

Potete stampare un’altra Bee-atrix per aiutare i bambini a ricomporre l’immagine.

Se poi siete così bravi da ritagliare i pezzi del puzzle perfettamente (e non come me!) potete togliere un quadratino e trasformare il puzzle nel gioco del 15! Avrete così due giochi in uno!!!

A presto con un altro tutoriale!
Catia e Bee-atrix!

Tutorial: Lanterna di Bee-atrix

Ho realizzato questa lanterna per tutte le occasioni possibili e immaginabili quando mia figlia era piccola: Natale, San Martino, Pasqua e persino Halloween… e l’ho riproposta come conclusione creativa di un laboratorio di yoga per bambini.
E’ un lavoretto di facile realizzazione e serve davvero poco materiale.
Ma procediamo con ordine.
Vi servirà….
– un cartoncino bianco formato A4
– un foglio di carta arancione
– forbici
– colla stick
– pinzatrice
– riga
– matita
– il template di Bee-atrix nella posizione dell’albero con l’alveare come sfondo ( che troverete nel materiale da scaricare).

Prendiamo il cartoncino bianco e incolliamo la nostra Bee-atrix esattamente nel centro…

Pieghiamo il foglio a metà sul lato lungo…

Tracciamo una riga in orizzontale ad 1,5 cm dal bordo …

… e poi tracciamo delle righe verticali alla distanza di 2 cm l’una dall’altra.

Ora tagliamo lungo le righe verticali facendo attenzione a non superare il bordo …

… e apriamo il foglio…

Ora uniamo le estremità dei bordi…

… e pinziamo.

La nostra lanterna prende forma…

Tagliamo due strisce di 1,5 cm dal foglio arancione sul lato lungo…

… e le avvogliamo intorno ai due bordi come decorazione.

E poi è la volta del manico che si ottiene ritagliando due strisce della lunghezza che si desidera sempre dal foglio arancione…

… e pinzandole al bordo superiore della lanterna facendo attenzione ad avere la nostra ape di fronte …

Come vedete, non è nulla di difficile… la possono realizzare anche i bimbi con la supervisione dei grandi rispetto all’uso delle forbici e aiutandoli per tracciare le righe alla giusta distanza.
Io ho usato carta che avevo in casa da tempo memorabile, ma per le decorazioni si possono usare materiali di recupero come nastrini colorati o incollando dei bottoncini leggeri o tutto quello che la fantasia vi suggerisce.

Ciao!!! Al prossimo tutorial
Catia e Bee-atrix

La quarantena come momento di guarigione …

La mia quarantena è iniziata il 17 febbraio, ancora prima che il Covid 19 venisse ufficialmente dichiarato circolante con il primo (forse) caso di Codogno.
Si, perchè in quei giorni un dolorosissimo calcolo renale ha pensato bene di farsi sentire e mi ha bloccato completamente.
Poi il lockdown ufficiale …
Il mese di marzo è stato difficilissimo… io non stavo bene per colpa del calcolo, è arrivata anche una fastidiosissima tosse ( che ad oggi non mi ha completamente abbandonato), stavo cercando di gestire l’elaborazione della perdita di mio padre e intanto arrivavano notizie di parenti e conoscenti colpiti dal virus nella zona di Lodi. Il 21 di marzo, primo giorno di primavera, giorno della rinascita, della nuova stagione mi sembrava di impazzire dal dolore, dalla paura e dalla sensazione di trappola che era penetrata nel profondo. Mi ricordo che in quei giorni ero diventata tutto quello che detestavo: pesante, noiosa, antipatica nei modi di fare e di parlare. Insomma, un vero e proprio vampiro energetico ( chiedete a marito, figlia, amiche e parenti).
Poi è arrivato aprile e non so ma qualcosa è cambiato…
Ho cominciato a capire che se fossi andata avanti a martellarmi con i pensieri di malattia e di morte ( anche perchè come quasi tutti noi era un continuo guardare sul cellulare le notizie, i numeri, le statistiche, le curve di contagio ecc…) non mi avrebbe ucciso il Covid ma la depressione. Ho cominciato a dirmi che dovevo muovermi, dovevo agire, pur non ignorando le mie paure e il mio dolore. Perchè mi ero convinta di dover prima stare bene e poi attivarmi in qualcosa, quando invece dovevo ragionare al contrario: dovevo attivarmi per stare bene.
“E da dove comincio?” mi sono chiesta.
La risposta è arrivata immediata: dallo yoga!
Da novembre, quando mio padre è stato ricoverato, non avevo più srotolato il mio tappetino. Il corpo era completamente disconnesso dalla mente o meglio io il corpo non lo sentivo proprio più. Credo che il calcolo renale sia stato uno scossone, un messaggio forte che il mio corpo mi voleva mandare: ” Ehi! Ci sono anche io!” mi gridava a gran voce ( il dolore).
“Da che yoga ricomincio?” è stata la seconda domanda.
Avevo bisogno di uno stimolo, una motivazione che andasse oltre il mio benessere personale, perchè questo da solo non bastava a mettermi in moto.
“Le mie allieve e i miei piccoli yogin!”
Li avevo completamente abbandonati e in un primo momento non ho realizzato che potessi fare qualcosa per loro anche a distanza.
Ho navigato un po’ in Internet e vedevo che moltissimi insegnanti proponevano video e quant’altro.
E così, con i pochi mezzi a mia disposizione ho iniziato a registrare dei video anche io.
Non ho mai pensato a me come un’insegnante di yoga da video anche perchè le proposte in questo senso sono davvero tantissime, ma il fatto di pensare alle mie allieve e di percepire che in quel modo potessimo procedere insieme nel nostro percorso è stato determinante. Per intenderci, i video non sono sui social. Non mi interessa e credo che non lo farò mai. Mi piace pensare di essere con le mie allieve nella nostra saletta yoga…
E poi recentemente c’è stato il passaggio dai video alle lezioni su Zoom.
Questo periodo di isolamento forzato mi ha fatto capire che l’azione rimane per me la migliore medicina. Ma azione non vuol dire soltanto fare per non pensare; significa agire per guarire… fisicamente e mentalmente.
Ho riscoperto la bellezza del sentirsi utile mettendo a disposizione degli altri le mie competenze e i miei talenti e sento, anche se non sono un medico, un infermiere, un volontario, di aver contribuito ad alleggerire alle mie allieve la pesantezza ( umana ) che tutti avvertiamo.
Forse alla fine ho scoperto davvero qual è la ragione per cui al mattino, svegliandomi, ringrazio Dio per la giornata che mi aspetta. I giapponesi chiamano questa ragione Ikigai. Chissà, forse questa esperienza mi ha aiutato a capire qual è il mio.

Credo che tutti noi possiamo trarre degli insegnamenti da questo periodo molto particolare che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo e che ci accompagnerà ancora per parecchi mesi.
Avete voglia di condividerli?

 

p.s. La foto è stata scattata allo Yoga Festival Bimbi nel maggio dello scorso anno. L’ho scelta perchè ha ispirato questo post… agire, muoversi per fare del bene … a me e agli altri!

Creiamo il nostro alveare…

In questo post voglio condividere l’attività che ho proposto ai miei piccoli yogin al termine della prima lezione del progetto “Honey Yoga” che avevamo chiamato “Noi siamo le api“. Il nostro obiettivo era creare il nostro piccolo ma importante alveare.
Il messaggio che volevo trasmettere ai bambini era quello della collaborazione.
La collaborazione è un elemento importantissimo nel fantastico mondo delle api. In un alveare ogni ape ha un compito che è essenziale ( è importante sapere peraltro che ogni ape non si specializza in un solo compito ma che a seconda dell’ età svolge un compito diverso. E’ incredibile e affascinante, non trovate?).
E allora perchè non ci disegnamo come api e ci collochiamo nel nostro piccolo e personale alveare?
Che cosa serve? Pochissime cose…
Un esagono che riprende la forma delle cellette dell’alveare ( un insieme di celle si chiama favo) …
Trovate il template della celletta nel materiale da scaricare…

pennarelli per disegnare e colorare e timbrini per scrivere il proprio nome …

Poi è sufficiente sistemare le celle su un cartoncino rigorosamente giallo ( su cui avevo disegnato altre celle ) …

Abbiamo posto poi il nostro alveare nella saletta yoga e ci ha fatto compagnia per tutta la durata del corso per ricordarci che tutti siamo importanti perchè ci sia armonia e collaborazione.

Bee-atrix da colorare…

La nostra Bee-atrix è un’ape molto simpatica e amichevole. Mi piacerebbe che ci fosse una Bee-atrix per tutti voi. Per questo volevo condividere un disegno da colorare…

Insieme al disegno una cella dell’alveare…

Una volta colorata Bee-atrix potrete incollare le due parti e magari mettere un bastoncino in mezzo per creare una palettina oppure…. beh! Scatenate la fantasia!!!!

Dove trovate tutto questo?
Sulla colonna di destra del blog da oggi un nuovo pulsante che si chiama…. Scarica il Materiale. Se ci cliccate sopra si aprirà una pagina che si chiama “Nettare dall’alveare” con l’elenco del materiale didattico in pdf che potrete scaricare liberamente.

A presto
Catia

L’importanza del setting nel progetto Honey Yoga

Mi dà molta gioia e soddisfazione entrare nella saletta yoga e iniziare a preparare il materiale per la lezione con i miei piccoli yogin.
Curare l’ambiente in cui si terrà la lezione è molto importante, sia per la riuscita della lezione che per mettere a loro agio i bambini creando un’atmosfera simpatica e accogliente.
Io sono solita disporre i tappetini in cerchio ( o qualcosa di simile) e mettere in mezzo qualcosa di rotondo ( che richiama il cerchio, una figura geometrica simbolica nello yoga ( il cerchio rappresenta il tutto, l’infinito, tutto ciò che esiste) che può essere un tappeto, un telo ( ne esistono di molto carini in commercio che richiamano la struttura dei mandala) oppure un cerchio di panno lenci, come quello che vedete nella foto…

Io ho mantenuto come elemento costante questo cerchio giallo per tutta la durata del corso (10 lezioni) variando di volta in volta i dettagli a seconda dell’argomento della lezione.
Nell’immagine potete vedere il cerchio decorato con fiori, foglie, rami e farfalle perchè il tema della prima lezione era “Bee-atrix l’ape yogini e il suo amore per i fiori”.
Al centro del cerchio sono sempre presenti il bastone della parola e la campana tibetana anch’essi elementi costanti perchè fondamentali per la lezione come abbiamo visto in alcuni post precedenti…

Se la lezione invece ha come focus l’amicizia tra api e sole ecco che il nostro cerchio si trasforma ( molto meglio se a trasformarlo sono i bambini nel corso della lezione con diverse attività)…

Ho ritenuto importante mantenere questo elemento fisso del cerchio per permettere ai bambini di entrare più facilmente nel magico e meraviglioso mondo delle api. E devo dire che ha funzionato perchè ogni volta, entrati nella saletta yoga i bimbi mi hanno chiesto ” Oggi cosa faremo con Bee-atrix e il cerchio giallo?”.

 

 

Il saluto al Sole di Bee-atrix

Il Saluto al Sole è una pratica dinamica dell’Hatha Yoga.
E’ una sequenza composta da 11/12 posizioni alle quali si abbina un’inspirazione o una espirazione ( io con i bambini piccoli non abbino il respiro, mentre si con quelli più grandicelli)
Fa davvero molto bene perchè la progressione coinvolge tutte le articolazioni che diventano forti ed elastiche. Inoltre vengono massaggiati gli organi interni.
Viene praticata come riscaldamento per preparare il corpo agli asana più complessi e statici ma può anche essere una pratica a se stante magari al mattino per risvegliare il corpo e iniziare bene la giornata.
Nel Saluto al Sole ( in sanscrito Surya Namaskara) è importante anche l’aspetto simbolico anche per i bambini…
Scrive Lorena Pajalunga nel libro “GiocaYoga”…

Essi, dopo aver visualizzato l’energia e il calore del nuovo giorno, di come la vita sulla terra sia resa possibile grazie all’astro solare, possono afferrare virtualmente tra le dita un raggio di sole e portarlo prima alla propria fronte, per avere pensieri luminosi, poi all’altezza del cuore, per ottenere azioni luminosi, e infine donarlo alla terra… madre di tutti noi.

Alle api piace tanto il sole, e così anche la nostra Bee-atrix ha trovato il modo di salutarlo e ringraziarlo…

Caro Sole

… io ti saluto…

Saluto la terra

… e spicco il volo…

Mi appoggio su un fiore …

Strofino la pancia e raccolgo il buon nettare.

Lo regalo ad un altro fiore…

… e di nuovo spicco il volo.

Ringrazio la terra…

… e ringrazio il Sole.

E sono felice!

Nell’immagine che segue il testo abbinato alle posizioni…

… in questa la mia piccola Bee-atrix con un bellissimo sole…

Colgo l’occasione per ringraziare la creatrice di Bee-atrix, la mia illustratrice preferita Sybille Tezzele Kramer

La mia esperienza dei corsi di formazione on line…

In queste settimane di quarantena ho lavorato molto ( come credo tutti gli insegnanti, di yoga e non).

Dopo la morte di mio padre mi ero presa qualche mese di aspettativa per sbrigare le faccende burocratiche che seguono la perdita di un caro e per riprendermi un po’anche psicologicamente. Avevo programmato di riprendere i miei corsi di yoga, sia con gli adulti che con i bambini all’inizio di marzo. Ma l’arrivo del Covid19 ha sconvolto tutto ( sensazione provata da milioni di italiani).

Ho pensato che sarebbe stato un peccato però non iniziare ugualmente anche se a distanza ( come stanno facendo praticamente tutti gli insegnanti di yoga) e così registro 2/3 video alla settimana per le mie allieve proseguendo così il nostro percorso. Lo stesso con i bambini… Bee-atrix ed io siamo impegnate a preparare video ed attività da proporre ai nostri piccoli yogin.

Ma ho comunque il tempo di studiare.

Innanzitutto procedo nella pratica del metodo Ritmia®, che seguivo in presenza a Piacenza e che spero di riprendere presto ovviamente… ma ho anche ripreso a seguire dei corsi on line che rientrano nella sfera di interesse di un insegnante di yoga per bambini e vorrei condividere questa esperienza con voi lettori.

All’inizio di novembre mi ero iscritta al corso “Narra con me! ” sul sito Percorsi Formativi 0-6.

La “narrazione” è un argomento ampio e complesso, che può essere esplorato e analizzato da varie angolature; in questo corso la narrazione viene concepita come un’occasione privilegiata per creare un ambiente di benessere e uno spazio “speciale” di comunicazione tra adulto e bambino, carico di fantasia ed emozioni, che può essere divertente ed allo stesso tempo educativo, ma soprattutto può rappresentare per l’adulto un’opportunità per costruire insieme al bambino un momento magico condiviso, nel quale lo spazio e il tempo rispondono a categorie altre.

Credo che saper raccontare e narrare sia una peculiarità di un buon insegnante di yoga per bambini per far passare attraverso la voce, la mimica e il corpo pensieri ed emozioni.

E a proposito di emozioni visto che sul sito c’è anche la possibilità di scaricare gratis degli ebook molto interessanti, oggi ho scaricato questo…

Lo yoga proposto ai bambini è un insieme di posture, respiro, concentrazione ma anche gioco e movimento. Per questo ho trovato molto interessanti gli webinar della Dott.ssa Rosa Cipriano su “Tecnica della Scuola
Rosa Cipriano è un’insegnante di danza e movimento creativo che ha ideato il metodo “Cantaballo” che fonde insieme parola, musica e movimento.

Ho acquistato il corso proprio oggi ( in questo periodo di crisi l’ideatrice lo ha gentilmente scontato del 50%).

In passato avevo seguito altri webinar della Dott.ssa Cipriano come “Come rendere divertente il movimento“, “Favole Yoga” e “Dal movimento al disegno creativo” trovandoli davvero interessanti.

I corsi di formazione on line hanno chiaramente lo svantaggio di non godere della presenza fisica del docente e dei compagni di corso, quindi non li consiglierei per una formazione di base però per approfondire argomenti che interessano particolarmente ritengo siano molto utili. Io me li ascolto e riascolto, prendo appunti con calma e me li ristudio. C’è anche la possibilità di ricevere un attestato di frequenza dopo aver risposto ad un piccolo test.

La mia esperienza è decisamente positiva. Imparo molto e attingo molto materiale per arricchire le mie lezioni.

Postilla del 28 aprile: mi sono iscritta alla formazione on line “Yoga Bambini Educational” di 100 ore formative riconosciute CSEN-CONI. Un’altra bella avventura!!!

Il bastone della parola: che cos’è e come si può costruire

Nel post precedente vi avevo illustrato 3 elementi grazie ai quali è possibile vivere una bella e divertente lezione di yoga con i bambini stabilendo poche ma chiare regole.
In questo articolo vi parlerò di un altro elemento molto importante per permettere ai bambini di poter esprimere i loro pensieri, le loro osservazioni e riflessioni: il bastone della parola.
Ma non abbiamo inventato nulla di nuovo!
Il rituale è attribuito ai Nativi Americani ma probabilmente ha origini molto più antiche visto che è stato portato in Nord America dai Vichinghi durante le loro esplorazioni e loro lo avranno ereditato sicuramente da qualcuno!
Veniva usato dalle tribù durante le riunioni per permettere a ciascuno di esprimersi sulle questioni importanti che riguardavano la tribù stessa.
All’inizio era il membro più anziano della tribù a tenere in mano il bastone e iniziava la discussione e poi quando aveva finito di parlare porgeva il bastone a chi chiedeva la parola.
Ma ciò che è importante è che mentre una persona parlava, gli altri stavano rigorosamente zitti e in ascolto, rispettando così il turno di chi stava parlando.
Sarebbe utile avere un bastone della parola anche durante le riunioni di condominio, non vi pare?
Questo rituale è importante perchè insegna non solo ad ascoltare le parole di chi sta parlando, ma anche a rispettare le pause, i silenzi.
Per i Nativi Americani il bastone della parola non era un semplice oggetto, era un qualcosa di sacro che non doveva essere utilizzato per altri scopi men che meno per colpire qualcuno.

Le mie lezioni di yoga con i bambini iniziano e finiscono sempre con un piccolo momento di condivisione. All’inizio perchè ai bambini piace tantissimo raccontare le cose belle ( o anche meno belle) che hanno vissuto durante la settimana e alla fine perchè voglio che abbiano la possibilità di esternare ciò che hanno vissuto durante la lezione.
Allora il bastone della parola diventa davvero utile per “moderare” la condivisione.

Scrive Clemi Tedeschi nel libro “Piccolo Yoga

In classe per stabilire un certo ordine si usa l’espediente di alzare la mano ma, nello spazio yoga, si può usare qualcosa di più affascinante. Mi riferisco al Bastone della Parola, il Talking Stick. Si tratta di un metodo ereditato dai nativi americani: chi ha in mano il bastone ha il diritto di parola e si esprime di fronte agli altri, senza fretta, in sicurezza, nel rispetto e nell’accoglienza di ciò che viene detto. Il bastone passa di mano in mano a tutti i partecipanti disposti in cerchio che sono liberi di esprimersi o di passare al compagno.
E’ un metodo molto apprezzato dai bambini, conferisce al momento del dialogo una valenza rituale, riflette il profondo senso della condivisione e produce, con semplicità, l’apertura verso un’altra cultura. Si può usare un pezzo di legno qualunque: sarebbe meglio coinvolgere i bambini nella ricerca e decorazione dell’oggetto, per caricarlo di valore simbolico e stimolare la loro creatività“.

Come si costruisce il Bastone della Parola

Per costruire un Bastone della Parola può essere utilizzato un pezzo di legno che poi andremo a decorare come più ci piace.

Se non troviamo un pezzo di legno o non abbiamo la possibilità di trovarlo ( tipo in questi settimane che siamo chiusi in casa e non possiamo purtroppo passeggiare per i boschi o per i parchi) possiamo dare libero sfogo alla creatività e utilizzare ciò che abbiamo.

Infatti per il primo bastone della parola che ho realizzato per i miei piccoli yogin ho utilizzato il tubo di una famosa marca di patatine e l’ho ricoperto con stoffe e fiorellini ritagliati nel panno lenci…

L’estate scorsa in collina ho poi trovato un pezzo di legno che faceva al caso mio. L’ho levigato per bene per togliere la corteccia un po’ appuntita e mi sono poi divertita a decorarlo con  stoffe, cordini, perline e piume colorate ( in effetti questo mi ricorda molto di più quello dei Nativi Americani!)…

Termino condividendo una poesia che ho trovato sul bellissimo sito www.eticamente.net

Bastone della parola, Guardiano dell’onestà, Che misuri l’integrità

Bastone della parola, insegnaci ad ascoltare e a dire la nostra verità comunicando dal cuore

Quando ti  ascolto, Una porta si apre nel mio cuore, Una finestra si apre nella mia mente

Uno spazio si apre nel mio ventre

Ti vedo come sei

E ti accetto

Ciao e alla prossima idea per realizzare divertenti ed educative lezioni di yoga per bambini

Catia e Bee-atrix

P.S. L’immagine di apertura raffigura Bee-atrix nella posizione dell’aquila, un animale simbolo per gli Indiani d’America ( e poi dopo le api io amo tantissimo i rapaci, soprattutto le aquile!!!).

3 elementi per una bella e divertente lezione di yoga con i bambini ( ovvero l’importanza di dare delle regole)

All’inizio di un percorso di yoga, che sia in un corso privato oppure in ambito scolastico, è molto importante chiarire subito con i bambini che nel tempo e nello spazio dedicato allo yoga è fondamentale la collaborazione di tutti ( certo bambini, anche la vostra!) per divertirci e “imparare” tante belle cose.
Per questo vengono stabilite delle regole. Poche, ma precise.

Leggo dal libro “Piccolo Yoga” di Clemi Tedeschi:
Per ottenere questi risultati è necessario rispettare un patto, il patto del silenzio. Le posizioni e i giochi che faremo sono molto divertenti, ma richiedono concentrazione. Vi è mai capitato di fare qualcosa di difficile, di tenere molto al risultato e di non riuscire perchè siete stati disturbati?
Perciò dobbiamo trovare un accordo tra noi, dei segnali per stabilire quali sono i momenti in cui è necessario il silenzio totale e, poi, in tutti i giochi esistono regole da rispettare.
Ecco tre cose che vi aiuteranno: un suono, una posizione e un gesto un po’ magico”.

Un suono: entra in gioco uno strumento molto bello e particolare: la campana tibetana…

Ogni volta che nel corso della lezione è il momento di ascoltare le istruzioni di un’attività, l’insegnante dà solo un colpo di campana tibetana. I bambini sapranno che è il momento di fermarsi, di raggiungere i rispettivi tappetini e mettersi in …

una posizione: la posizione dell’ascolto

Può essere la posizione facile a gambe incrociate oppure per chi è più comodo la posizione del diamante, seduti sui talloni. La posizione è accompagnata da…

un gesto: il gesto dell’ascolto.

Questo gesto completa il patto del silenzio. Si tratta di chin mudra, con il pollice e l’indice chiusi ad anello e le altre dita tese e i palmi delle mani rivolti verso l’alto.

Ora mettiamoci alla prova: farò suonare una musica, balleremo liberamente nello spazio. Quando la musica si fermerà, correremo sui tappetini e, al suono della campana tibetana, ci metteremo in silenzio in una delle posizioni che vi ho fatto vedere, facendo il gesto dell’ascolto. Siete pronti?”

Io credo che ai bambini/ragazzi servano delle piccole regole per poter vivere appieno le loro esperienze. E credo fortemente ( parlo anche da mamma) che le regole, quando sono sane e non esasperanti, indichino ai bambini/ragazzi che noi adulti ci teniamo tanto a loro, che vogliamo loro bene anche se apparentemente la totale libertà risulta più affascinante ai loro occhi.
Che ne pensate?